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G20 Cannes/ Obama fiducioso: ci sono tutti gli elementi per affrontare crisi

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G20 Cannes/ Obama fiducioso: ci sono tutti gli elementi per affrontare crisi

New York, 4 nov. (TMNews) - Secondo Barack Obama, dopo il vertice del G20 a Cannes "ci sono tutti gli elementi per affrontare la crisi". Tra gli Usa e i paesi dell'eurozona "non c'è alcuna disputa. Penso che gli europei siano d'accordo con noi sul mandare un segnale che il progetto europeo sta bene e che loro sono impegnati a sostenere l'euro", ha detto il presidente degli Stati Uniti in una conferenza stampa a Cannes. Sono tre gli elementi che i leader europei hanno accettato di mettere in campo per affontare la ciris, ha spiegato Obama. Il primo è "trovare una soluzione al problema specifico della Grecia. La questione del referendum ha fatto diventare molti nervosi, ma l'approccio generale che richiede una riduzione volontaria da parte di chi detiene il debito greco, è l'approccio giusto".

 

Poi, "il secondo componente è ricapitalizzare le banche europee. Penso che questo sia critico per ridare fiducia ai mercati." Infine "la terza parte è creare una barriera e mandare il segnale ai mercati che l'Europa sostiene l'euro". Su come i paesi europei dovranno agire in questo senso, "i dettagli sono ancora in discussione, noi gli abbiamo dato delle idee. Avranno in noi un partner forte, ma i leader europei capiscono che i mercati chiedono che stiano con forza dietro all'euro". Non solo l'America ma "la comunità internazionale è pronta ad assistere e assicurarsi che l'economia globale sia protetta dagli avvitamenti dei mercati". A Cannes, secondo il presidente Usa, "abbiamo fatto avanzare la palla" e poi ci sarà "un'azione europea, i ministri delle Finanze europei continueranno il lavoro". Un lavoro che, non ha nascosto Obama, "resta duro".


(di Marcello Campo) (ANSA) - WASHINGTON, 28 SET - Per il New York Times, il filo conduttore è il disprezzo dei giovani per le urne: dagli 'indignados' di Madrid, ai sit in di New York davanti a Wall Street, passando per le proteste di Atene, Londra, e le manifestazioni in India e in Israele. In tanti angoli del pianeta scosso dalla crisi, una nuova generazione è scesa in piazza. E oltre alla rabbia contro la disoccupazione, i tagli alla spesa pubblica e i governi spesso corrotti e incapaci di reagire alle difficoltà economiche, il cemento che lega questo movimento globale è la sfiducia verso la democrazia rappresentativa. Anzi, quasi un vero e proprio rifiuto del voto. Oggi, in tutto il mondo, si organizzano cortei, manifestazioni, non solo per contestare le leadership ma anche il processo democratico grazie al quale sono state selezionate, con la crescente convinzione che le elezioni sono inutili, non sono più un sistema adeguato a risolvere i problemi dei cittadini di fronte alla crisi economica sempre più grave. Spinte dalla mobilitazione attraverso il web, questa ondata di malcontento trascina tutto e tutti, non cerca mediazioni tradizionali con partiti e sindacati, ma punta alla partecipazione diretta, figlia proprio della cultura della rete. E' il concetto centrale dell'articolo che oggi apre a tutta pagina il New York Times, dal titolo "Proteste in tutto il mondo, cresce il disprezzo per il voto". La tesi trae spunto da una frase di Marta Solanas, una giovane spagnola di 27 anni che nei mesi scorsi ha aderito al movimento degli 'Indignados'. "I nostri genitori erano felici perché dopo decenni di dittatura franchista hanno potuto votare. Noi - afferma - siamo la prima generazione a dire che il voto non ha più alcun valore". Secondo Nicholas Kulish, l'autore dell'articolo, ovviamente a provocare questo clima di sfiducia e isolamento politico è stata la drammatica crisi finanziaria che s'é trasformata ovunque in crisi economica, indebolendo i capisaldi di qualsivoglia giustizia sociale. Con la crescita esponenziale delle diseguaglianze di reddito, in presenza di recessione e di alti tassi di disoccupazione soprattutto giovanile, è aumentata l'incertezza per il proprio futuro e la protesta contro i governi. Un sentimento di rabbia e impotenza che ha provocato i primi scioperi e che in alcuni casi, come a Londra e ad Atene, é sfociato in vere rivolte violente. Un fenomeno che non riguarda solo l'occidente. E' interessante notare come a scendere in piazza ci sono anche i giovani indiani e israeliani, in paesi dove c'é crescita e la crisi non ha provocato danni paragonabili all'Europa. Anche qui si sono visti cortei imponenti contro i politici, nessuno escluso, accusati di essere troppo legati a interessi particolari, e di non occuparsi di salvare la classe media. Il Nyt cta anche il caso di Anna Hazare, l'attivista indiano che dopo 12 giorni di sciopero della fame ha ottenuto che il Parlamento approvasse norme anti-corruzione. Ma anche le storiche manifestazioni dei giovani israeliani. Il Nyt cita le parole di Yonatan Levi, un giovane israeliano di 26 anni, secondo cui "il sistema politico ha abbandonato i cittadini". E tanti esperti che, parlando dei rivoltosi di Londra, li descrivono come ragazzi disperati, che non hanno futuro e non rischiano nulla perché non hanno nulla da perdere. "C'é in tutto il mondo un sentimento di crescente delusione - sintetizza amaro l'autore dell'articolo - appena 20 anni dopo che il capitalismo celebrò la vittoria finale della democrazia sul comunismo e le dittature del novecento". (ANSA).

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