PRESIDENZIALI 2012/Obama-Romney, è testa a testa anche nella raccolta fondi

romney-obama PRESIDENZIALI 2012/Obama-Romney, è testa a testa anche nella raccolta fondi

 (ANSA) - NEW YORK, 2 FEB - Mitt Romney convince gli elettori e fa il pieno di fondi. Con il voto in Florida il frontrunner repubblicano si conferma campione di incassi: non solo stacca gli avversari del Grand Old Party (Gop), ma insidia anche la solidità finanziaria del presidente Barack Obama. L'ex Governatore del Massachusetts, dunque, è sempre più lanciato verso la conquista della nomination non solo in termini di voti. Tanto che alcuni esponenti del partito repubblicano starebbero pensando di contattare il finanziatore di punta di Gingrich, il re dei casinò Sheldon Adelson, chiedendogli di smettere di donare soldi all'ex speaker della Camera. Secondo loro, infatti, Newt non può vincere, e ogni dollaro versato a lui in realtà avvantaggia Barack Obama. Ma la parabola ascendente di Romney inizia a preoccupare anche i democratici. Come riporta il Wall Street Journal, guardando ai dati dei finanziamenti relativi al 2011, tra repubblicani e democratici è testa a testa: i primi hanno raccolto 225 milioni di dollari contro i 229 milioni del partito dell'Asinello.

Negli ultimi tre mesi dell'anno passato Romney e il Comitato Nazionale Repubblicano hanno addirittura sorpassato l'attuale inquilino della Casa Bianca, incassando 93.4 milioni di dollari, mentre Obama e il Comitato nazionale democratico si sono fermati a 68 milioni. A questi dati vanno aggiunti i fondi provenienti dai SuperPac, i comitati elettorali che possono ricevere donazioni pressoché illimitate da imprese e sindacati. Istituzioni che tuttavia continuano a creare non pochi dubbi sul loro funzionamento. Romney punta soprattutto sul mondo della finanza: le donazioni più sostanziose al suo SuperPac 'Restore our future' arrivano infatti da grandi imprese come la Bain Capital, società da lui fondata, Goldman Sachs Group e Kohlberg Kravis Roberts & Co. E anche per quanto riguarda i finanziamenti individuali diretti a Romney, limitati per legge a 2.500 dollari, il 90% sono sopra i duecento dollari. Il presidente Obama invece, così come già aveva fatto durante la durissima campagna elettorale del 2008, punta soprattutto sui piccoli donatori. Ciò non toglie che l'inquilino della Casa Bianca riceva anche elargizioni più sostanziose. Nell'ultimo trimestre del 2011 per esempio a Obama sono arrivati 39 milioni dal mondo di Hollywood, con donatori illustri da Steven Spielberg a Leonardo Di Caprio. Il Wall Street Journal sottolinea tutavia che c'é un fattore che depone a favore del presidente in carica: mentre Romney sta spendendo una montagna di dollari nelle primarie, Obama può conservare la maggior parte dei finanziamenti per la battaglia finale. (ANSA). 


 


(di Marcello Campo) (ANSA) - WASHINGTON, 28 SET - Per il New York Times, il filo conduttore è il disprezzo dei giovani per le urne: dagli 'indignados' di Madrid, ai sit in di New York davanti a Wall Street, passando per le proteste di Atene, Londra, e le manifestazioni in India e in Israele. In tanti angoli del pianeta scosso dalla crisi, una nuova generazione è scesa in piazza. E oltre alla rabbia contro la disoccupazione, i tagli alla spesa pubblica e i governi spesso corrotti e incapaci di reagire alle difficoltà economiche, il cemento che lega questo movimento globale è la sfiducia verso la democrazia rappresentativa. Anzi, quasi un vero e proprio rifiuto del voto. Oggi, in tutto il mondo, si organizzano cortei, manifestazioni, non solo per contestare le leadership ma anche il processo democratico grazie al quale sono state selezionate, con la crescente convinzione che le elezioni sono inutili, non sono più un sistema adeguato a risolvere i problemi dei cittadini di fronte alla crisi economica sempre più grave. Spinte dalla mobilitazione attraverso il web, questa ondata di malcontento trascina tutto e tutti, non cerca mediazioni tradizionali con partiti e sindacati, ma punta alla partecipazione diretta, figlia proprio della cultura della rete. E' il concetto centrale dell'articolo che oggi apre a tutta pagina il New York Times, dal titolo "Proteste in tutto il mondo, cresce il disprezzo per il voto". La tesi trae spunto da una frase di Marta Solanas, una giovane spagnola di 27 anni che nei mesi scorsi ha aderito al movimento degli 'Indignados'. "I nostri genitori erano felici perché dopo decenni di dittatura franchista hanno potuto votare. Noi - afferma - siamo la prima generazione a dire che il voto non ha più alcun valore". Secondo Nicholas Kulish, l'autore dell'articolo, ovviamente a provocare questo clima di sfiducia e isolamento politico è stata la drammatica crisi finanziaria che s'é trasformata ovunque in crisi economica, indebolendo i capisaldi di qualsivoglia giustizia sociale. Con la crescita esponenziale delle diseguaglianze di reddito, in presenza di recessione e di alti tassi di disoccupazione soprattutto giovanile, è aumentata l'incertezza per il proprio futuro e la protesta contro i governi. Un sentimento di rabbia e impotenza che ha provocato i primi scioperi e che in alcuni casi, come a Londra e ad Atene, é sfociato in vere rivolte violente. Un fenomeno che non riguarda solo l'occidente. E' interessante notare come a scendere in piazza ci sono anche i giovani indiani e israeliani, in paesi dove c'é crescita e la crisi non ha provocato danni paragonabili all'Europa. Anche qui si sono visti cortei imponenti contro i politici, nessuno escluso, accusati di essere troppo legati a interessi particolari, e di non occuparsi di salvare la classe media. Il Nyt cta anche il caso di Anna Hazare, l'attivista indiano che dopo 12 giorni di sciopero della fame ha ottenuto che il Parlamento approvasse norme anti-corruzione. Ma anche le storiche manifestazioni dei giovani israeliani. Il Nyt cita le parole di Yonatan Levi, un giovane israeliano di 26 anni, secondo cui "il sistema politico ha abbandonato i cittadini". E tanti esperti che, parlando dei rivoltosi di Londra, li descrivono come ragazzi disperati, che non hanno futuro e non rischiano nulla perché non hanno nulla da perdere. "C'é in tutto il mondo un sentimento di crescente delusione - sintetizza amaro l'autore dell'articolo - appena 20 anni dopo che il capitalismo celebrò la vittoria finale della democrazia sul comunismo e le dittature del novecento". (ANSA).

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