CURIOSITA'/Con l'IPO di Facebook, Zuckerberg diventerà il giovane più ricco al mondo

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(ANSA) - NEW YORK, 20 FEB - Il ragazzo più ricco al mondo, un 'billion-dollar baby', come le definisce The Economist. L'initial public offering di Facebook arricchirà ancora di più il suo fondatore, Marck Zuckerberg, che se la società sarà valutata 100 miliardi di dollari come previsto balzerà dal 52mo al 9no posto dei paperoni mondiali. Un balzo ancor più consistente se aggiustato per l'età: Zuckerberg, con i suoi 27 anni, sarà il giovano più ricco al mondo. Zuckerberg ha una fortuna stimata da Forbes in 13,5 miliardi di dollari nel 2011, che lo piazza alla 52ma posizione nella classifica dei paperoni del mondo.

Ma, afferma The Economist, se l'initial public offering di Facebook valuterà la società 100 miliardi di dollari, Zuckerberg farà un ampio salto: con il 28,4% che controlla in Facebook, la sua ricchezza salirà a 28,4 miliardi di dollari, il che lo piazzerebbe al nono posto fra i paperoni 2011. Zuckerberg e i co-fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, sono gli unici sotto i 40 anni nella classifica dei 100 più ricchi al mondo. Nella classifica dei paperoni aggiustata per età Zuckerberg sarebbe così primo, precedendo Carlos Slim, Bill Gates, Bernard Arnault e Warren Buffett. Lo sbarco in Borsa di Facebook, comunque, creerà anche molti nuovi milionari fra i dipendenti della società e gli azionisti di tutti i livelli, dal cantante degli U2 Bono a David Choe, l'artista di graffiti che ha curato le pareti del primo ufficio Facebook nel 2005 e che è stato pagato allora in azioni, che oggi valgono circa 200 milioni di dollari, ovvero più dell'asta record di Sotheby's da 200,7 milioni di dollari nel 2007 per lavori di David Hirst. L'esercito di milionari di Facebook includerà anche alcuni già ricchi, quali il miliardario Peter Thiel che ha circa 44,7 milioni di azioni che potrebbe valere 2 miliardi di dollari e Accel Partner che ha 201,4 milioni di azioni, con ritorni che potrebbero essere del 1.000%, secondo alcune stime. Quando Google è sbarcata in Borsa nel 2004, con un'ipo da 1,4 miliardi di dollari, centinaia di persone sono diventate milionari. Ma l'ipo di Facebook è molto più grande, con la società che secondo le stime è sarà valutata 75 miliardi di dollari.(ANSA).


(di Marcello Campo) (ANSA) - WASHINGTON, 28 SET - Per il New York Times, il filo conduttore è il disprezzo dei giovani per le urne: dagli 'indignados' di Madrid, ai sit in di New York davanti a Wall Street, passando per le proteste di Atene, Londra, e le manifestazioni in India e in Israele. In tanti angoli del pianeta scosso dalla crisi, una nuova generazione è scesa in piazza. E oltre alla rabbia contro la disoccupazione, i tagli alla spesa pubblica e i governi spesso corrotti e incapaci di reagire alle difficoltà economiche, il cemento che lega questo movimento globale è la sfiducia verso la democrazia rappresentativa. Anzi, quasi un vero e proprio rifiuto del voto. Oggi, in tutto il mondo, si organizzano cortei, manifestazioni, non solo per contestare le leadership ma anche il processo democratico grazie al quale sono state selezionate, con la crescente convinzione che le elezioni sono inutili, non sono più un sistema adeguato a risolvere i problemi dei cittadini di fronte alla crisi economica sempre più grave. Spinte dalla mobilitazione attraverso il web, questa ondata di malcontento trascina tutto e tutti, non cerca mediazioni tradizionali con partiti e sindacati, ma punta alla partecipazione diretta, figlia proprio della cultura della rete. E' il concetto centrale dell'articolo che oggi apre a tutta pagina il New York Times, dal titolo "Proteste in tutto il mondo, cresce il disprezzo per il voto". La tesi trae spunto da una frase di Marta Solanas, una giovane spagnola di 27 anni che nei mesi scorsi ha aderito al movimento degli 'Indignados'. "I nostri genitori erano felici perché dopo decenni di dittatura franchista hanno potuto votare. Noi - afferma - siamo la prima generazione a dire che il voto non ha più alcun valore". Secondo Nicholas Kulish, l'autore dell'articolo, ovviamente a provocare questo clima di sfiducia e isolamento politico è stata la drammatica crisi finanziaria che s'é trasformata ovunque in crisi economica, indebolendo i capisaldi di qualsivoglia giustizia sociale. Con la crescita esponenziale delle diseguaglianze di reddito, in presenza di recessione e di alti tassi di disoccupazione soprattutto giovanile, è aumentata l'incertezza per il proprio futuro e la protesta contro i governi. Un sentimento di rabbia e impotenza che ha provocato i primi scioperi e che in alcuni casi, come a Londra e ad Atene, é sfociato in vere rivolte violente. Un fenomeno che non riguarda solo l'occidente. E' interessante notare come a scendere in piazza ci sono anche i giovani indiani e israeliani, in paesi dove c'é crescita e la crisi non ha provocato danni paragonabili all'Europa. Anche qui si sono visti cortei imponenti contro i politici, nessuno escluso, accusati di essere troppo legati a interessi particolari, e di non occuparsi di salvare la classe media. Il Nyt cta anche il caso di Anna Hazare, l'attivista indiano che dopo 12 giorni di sciopero della fame ha ottenuto che il Parlamento approvasse norme anti-corruzione. Ma anche le storiche manifestazioni dei giovani israeliani. Il Nyt cita le parole di Yonatan Levi, un giovane israeliano di 26 anni, secondo cui "il sistema politico ha abbandonato i cittadini". E tanti esperti che, parlando dei rivoltosi di Londra, li descrivono come ragazzi disperati, che non hanno futuro e non rischiano nulla perché non hanno nulla da perdere. "C'é in tutto il mondo un sentimento di crescente delusione - sintetizza amaro l'autore dell'articolo - appena 20 anni dopo che il capitalismo celebrò la vittoria finale della democrazia sul comunismo e le dittature del novecento". (ANSA).

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