Primarie 2012/Doppietta di Romney in Arizona e Michigan

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Primarie 2012/Doppietta di Romney in Arizona e Michigan

(dall'inviato Marcello Campo) (ANSA) - NOVI (MICHIGAN) , 29 FEB - Mitt Romney può tirare un respiro di sollievo. Dopo la scoppola del mese scorso, l'ex governatore del Massachusetts conquista le primarie dell'Arizona e del Michigan e si rilancia come frontrunner nella corsa per la nomination repubblicana. Ha battuto Rick Santorum, che lo aveva umiliato in Colorado, Missouri e Minnesota, al termine di una campagna che nelle ultime ore s'era fatta violenta e piena di colpi proibiti. Un affermazione netta in Arizona, ma molto più risicata nel Michigan, appena 41% contro 37%. I fan locali, nel centro congressi di Novi, a mezz'ora da Detroit, festeggiano con canti e balli. Ma c'é poco da stare allegri. 'Mittchigan', come lo hanno ribattezzato su Twitter, ha vinto con soli quattro punti di vantaggio. Ha evitato l'umiliazione di perdere in casa propria, dove suo padre è stato eletto governatore per tre mandati, ma si tratta di uno scarto minimo che non fuga del tutto i dubbi che i leader del partito nutrono ancora nei suoi confronti. Basti pensare che qui, nel 2008, sempre Mitt Romney vinse con una differenza a doppia cifra sul secondo. E quella volta, poche settimane dopo, venne sconfitto da John McCain. Oggi invece riesce a portare casa il risultato contro un candidato che solo un mese fa qui viaggiava su numeri ridicoli.

Per questa ragione Romney ora è chiamato a confermare la sua leadership tra sette giorni, al 'Supertuesday', quando si voterà in 10 stati, alcuni di questi nel profondo sud, dove Newt Gingrich sta battendo il terreno da settimane, dalla Georgia al Tennesse. A preoccupare i piani alti del partito dell'elefantino la scarsa presa che Mitt Romney ha nei confronti del ceto medio, di chi guadagna meno di 100 mila dollari all'anno. Una fascia elettorale che nel resto d'America rappresenta la stragrande maggioranza della popolazione. Infatti, secondo le prime analisi di voto del Michigan, gli elettori repubblicani sotto quella soglia di reddito hanno votato in maggioranza l'ex senatore della Pennsylvania. Non c'era da meravigliarsi se pensiamo che solo pochi giorni fa Romney s'é vantato di aver comprato due Cadillac alla moglie. Il rapporto tra politica e soldi - molti soldi - resta un tallone d'Achille di questo miliardario mormone che, malgrado tutto, rimane al momento il candidato da battere in questa lunghissima battaglia per la poltrona di sfidante di Barack Obama. (ANSA).

 

 


(di Marcello Campo) (ANSA) - WASHINGTON, 28 SET - Per il New York Times, il filo conduttore è il disprezzo dei giovani per le urne: dagli 'indignados' di Madrid, ai sit in di New York davanti a Wall Street, passando per le proteste di Atene, Londra, e le manifestazioni in India e in Israele. In tanti angoli del pianeta scosso dalla crisi, una nuova generazione è scesa in piazza. E oltre alla rabbia contro la disoccupazione, i tagli alla spesa pubblica e i governi spesso corrotti e incapaci di reagire alle difficoltà economiche, il cemento che lega questo movimento globale è la sfiducia verso la democrazia rappresentativa. Anzi, quasi un vero e proprio rifiuto del voto. Oggi, in tutto il mondo, si organizzano cortei, manifestazioni, non solo per contestare le leadership ma anche il processo democratico grazie al quale sono state selezionate, con la crescente convinzione che le elezioni sono inutili, non sono più un sistema adeguato a risolvere i problemi dei cittadini di fronte alla crisi economica sempre più grave. Spinte dalla mobilitazione attraverso il web, questa ondata di malcontento trascina tutto e tutti, non cerca mediazioni tradizionali con partiti e sindacati, ma punta alla partecipazione diretta, figlia proprio della cultura della rete. E' il concetto centrale dell'articolo che oggi apre a tutta pagina il New York Times, dal titolo "Proteste in tutto il mondo, cresce il disprezzo per il voto". La tesi trae spunto da una frase di Marta Solanas, una giovane spagnola di 27 anni che nei mesi scorsi ha aderito al movimento degli 'Indignados'. "I nostri genitori erano felici perché dopo decenni di dittatura franchista hanno potuto votare. Noi - afferma - siamo la prima generazione a dire che il voto non ha più alcun valore". Secondo Nicholas Kulish, l'autore dell'articolo, ovviamente a provocare questo clima di sfiducia e isolamento politico è stata la drammatica crisi finanziaria che s'é trasformata ovunque in crisi economica, indebolendo i capisaldi di qualsivoglia giustizia sociale. Con la crescita esponenziale delle diseguaglianze di reddito, in presenza di recessione e di alti tassi di disoccupazione soprattutto giovanile, è aumentata l'incertezza per il proprio futuro e la protesta contro i governi. Un sentimento di rabbia e impotenza che ha provocato i primi scioperi e che in alcuni casi, come a Londra e ad Atene, é sfociato in vere rivolte violente. Un fenomeno che non riguarda solo l'occidente. E' interessante notare come a scendere in piazza ci sono anche i giovani indiani e israeliani, in paesi dove c'é crescita e la crisi non ha provocato danni paragonabili all'Europa. Anche qui si sono visti cortei imponenti contro i politici, nessuno escluso, accusati di essere troppo legati a interessi particolari, e di non occuparsi di salvare la classe media. Il Nyt cta anche il caso di Anna Hazare, l'attivista indiano che dopo 12 giorni di sciopero della fame ha ottenuto che il Parlamento approvasse norme anti-corruzione. Ma anche le storiche manifestazioni dei giovani israeliani. Il Nyt cita le parole di Yonatan Levi, un giovane israeliano di 26 anni, secondo cui "il sistema politico ha abbandonato i cittadini". E tanti esperti che, parlando dei rivoltosi di Londra, li descrivono come ragazzi disperati, che non hanno futuro e non rischiano nulla perché non hanno nulla da perdere. "C'é in tutto il mondo un sentimento di crescente delusione - sintetizza amaro l'autore dell'articolo - appena 20 anni dopo che il capitalismo celebrò la vittoria finale della democrazia sul comunismo e le dittature del novecento". (ANSA).

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