OPERA/Il Don Quichotte inaugura la stagione del Teatro Lirico di Cagliari

don_quichotte2_foto_ParenzanOPERA/Il Don Quichotte inaugura la stagione del Teatro Lirico di Cagliari

CAGLIARI, 25 APR- E’ stata scelta un’opera dal finale crescente, forte e passionale per propiziare la stagione, tutt’altro che in discesa,  del Teatro Lirico di Cagliari. Sulle pagine dei giornali più per i problemi economici che per gli spettacoli in scena, l’istituto ha regalato al pubblico sardo un’opera preziosa, mai eseguita in Sardegna: il Don Quichotte di Jules Massenet, rappresentazione francese in cinque atti, diretta da Federico Tiezzi.

Una scenografia minimal, sobria, sul palco solo la superba prova dei cantanti e la forza, ricca di ideali e sogni, del protagonista. Un viaggio cavalleresco per realizzare un amore “illusorio”  e disilluso. Quest’opera come se potesse servire a ridare animo alle decine di persone che da anni lavorano per l’eccellenza della lirica e del balletto nell’isola. Strangolato dai problemi economici, la sfida del Teatro per la stagione 2012 è quella di salvarsi, ridando all’arte il ruolo di unica protagonista.
Ci proveranno durante tutto l’arco della programmazione. Titoli importanti per far rivivere la stagione lirica a Cagliari: a maggio andrà in scena “Le Rossignol”; a seguire: “Le nozze di Figaro”, “Nabucco”, “Salome” e “La Belle- la bella addormentata nel bosco”.

La Prima, con il Don Quichotte, è stato un importante punto portato a casa: emozionante e difficile. Nonostante la scarsa campagna pubblicitaria, la risposta del pubblico è stata notevole. L’euforia cerimoniosa che solitamente accompagna le inaugurazioni ha lasciato la scena a un atteggiamento sobrio e partecipe. Problemi risolti anche all’interno della compagnia: Orlin Anastassov (Don Quichotte), trentaseienne basso bulgaro, non ha voluto rinunciare ad esibirsi nonostante lo stato influenzale. Alla fine, al momento degli applausi finali, si è lasciato andare a una smorfia di stanchezza. Buona la sua prova. Ottima invece quella di Anita Rachvelishvili (Dulcinée), ventisettenne, mezzosoprano georgiano. Nonostante la sua giovane età, il suo repertorio comprende la Carmen di Bizet, nel ruolo di protagonista;  Adalgisa in Norma, Marina in Boris Godunov e Charlotte in Werther.

Tra i momenti più toccanti: lo sfogo di Sancio contro le donne, la preghiera a Dio di Don Quichotte tra le mani dei briganti e la lotta del protagonista contro i mulini a vento. Proprio in quest’ultima scena, il regista, Federico Tiezzi, fa un omaggio al cinema, all’arte visiva, fil rouge di tutta la sua produzione artistica. Tiezzi ha spiegato che l’idea di far apparire i mulini su un telo animato l’ha ripresa da Orson Welles: Don Quicotte li combatte e per questo strappa lo schermo che li proietta.

La direzione musicale è stata affidata al giovane israeliano Daniel Cohen, 28 anni, dal 2010 direttore ospite permanente dell’Israel Chamber Orchestra. Pier Paolo Bisleri si è occupato della scenografia, Giovanna Buzzi dei costumi, Virgilio Sieni della coreografia.

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(di Marcello Campo) (ANSA) - WASHINGTON, 28 SET - Per il New York Times, il filo conduttore è il disprezzo dei giovani per le urne: dagli 'indignados' di Madrid, ai sit in di New York davanti a Wall Street, passando per le proteste di Atene, Londra, e le manifestazioni in India e in Israele. In tanti angoli del pianeta scosso dalla crisi, una nuova generazione è scesa in piazza. E oltre alla rabbia contro la disoccupazione, i tagli alla spesa pubblica e i governi spesso corrotti e incapaci di reagire alle difficoltà economiche, il cemento che lega questo movimento globale è la sfiducia verso la democrazia rappresentativa. Anzi, quasi un vero e proprio rifiuto del voto. Oggi, in tutto il mondo, si organizzano cortei, manifestazioni, non solo per contestare le leadership ma anche il processo democratico grazie al quale sono state selezionate, con la crescente convinzione che le elezioni sono inutili, non sono più un sistema adeguato a risolvere i problemi dei cittadini di fronte alla crisi economica sempre più grave. Spinte dalla mobilitazione attraverso il web, questa ondata di malcontento trascina tutto e tutti, non cerca mediazioni tradizionali con partiti e sindacati, ma punta alla partecipazione diretta, figlia proprio della cultura della rete. E' il concetto centrale dell'articolo che oggi apre a tutta pagina il New York Times, dal titolo "Proteste in tutto il mondo, cresce il disprezzo per il voto". La tesi trae spunto da una frase di Marta Solanas, una giovane spagnola di 27 anni che nei mesi scorsi ha aderito al movimento degli 'Indignados'. "I nostri genitori erano felici perché dopo decenni di dittatura franchista hanno potuto votare. Noi - afferma - siamo la prima generazione a dire che il voto non ha più alcun valore". Secondo Nicholas Kulish, l'autore dell'articolo, ovviamente a provocare questo clima di sfiducia e isolamento politico è stata la drammatica crisi finanziaria che s'é trasformata ovunque in crisi economica, indebolendo i capisaldi di qualsivoglia giustizia sociale. Con la crescita esponenziale delle diseguaglianze di reddito, in presenza di recessione e di alti tassi di disoccupazione soprattutto giovanile, è aumentata l'incertezza per il proprio futuro e la protesta contro i governi. Un sentimento di rabbia e impotenza che ha provocato i primi scioperi e che in alcuni casi, come a Londra e ad Atene, é sfociato in vere rivolte violente. Un fenomeno che non riguarda solo l'occidente. E' interessante notare come a scendere in piazza ci sono anche i giovani indiani e israeliani, in paesi dove c'é crescita e la crisi non ha provocato danni paragonabili all'Europa. Anche qui si sono visti cortei imponenti contro i politici, nessuno escluso, accusati di essere troppo legati a interessi particolari, e di non occuparsi di salvare la classe media. Il Nyt cta anche il caso di Anna Hazare, l'attivista indiano che dopo 12 giorni di sciopero della fame ha ottenuto che il Parlamento approvasse norme anti-corruzione. Ma anche le storiche manifestazioni dei giovani israeliani. Il Nyt cita le parole di Yonatan Levi, un giovane israeliano di 26 anni, secondo cui "il sistema politico ha abbandonato i cittadini". E tanti esperti che, parlando dei rivoltosi di Londra, li descrivono come ragazzi disperati, che non hanno futuro e non rischiano nulla perché non hanno nulla da perdere. "C'é in tutto il mondo un sentimento di crescente delusione - sintetizza amaro l'autore dell'articolo - appena 20 anni dopo che il capitalismo celebrò la vittoria finale della democrazia sul comunismo e le dittature del novecento". (ANSA).


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