SALUTE/Le mamme americane vincono la battaglia anti-Nutella

nutellaSALUTE/Le mamme americane vincono la battaglia anti-Nutella

(ANSA) - NEW YORK, 28 APR - Un gruppo di mamme americane ha vinto la sua battaglia contro la Nutella. Che sì "fa più buona la vita" (come recita lo slogan), ma - secondo i consumatori statunitensi che hanno promosso due class action - non è così salutare come viene pubblicizzato. La Ferrero è stata quindi accusata di 'pubblicita' ingannevolé. E per questo davanti a un tribunale americano è stato deciso che la filiale Usa del gruppo piemontese dovrà risarcire 4 dollari a barattolo a tutti coloro che dimostreranno di aver acquistato tra il 2009 e il 2012 la crema nocciole e cacao più famosa al mondo.

Non si potranno 'denunciare' più di cinque confezioni, e dai primi calcoli la cifra da sborsare potrebbe ammontare a oltre 3 milioni di dollari. Il gruppo di Alba (Cuneo) non parla di multa, ma di un accordo raggiunto per ridurre le ingenti spese legali legate a un prolungamento del contenzioso. "L'accordo transattivo raggiunto da Ferrero negli Stati Uniti - assicura l'azienda piemontese - è relativo al solo contenzioso nato dalla pubblicità trasmessa negli Stati Uniti e alla conformità di quest'ultima alle esigenze della legislazione americana", spiega il gruppo di Alba, sottolineando come "non vi è nessun tipo di necessità di correggere da parte dell'azienda i suoi comportamenti commerciali e pubblicitari negli altri Paesi, né intervenendo sulla confezione del prodotto, né sul posizionamento di marketing". Insomma, la vicenda riguarda solo gli Usa. E comunque - contrattacca la Ferrero - "l'utilizzo di Nutella a prima colazione con pane, latte e frutta nelle quantità suggerite è raccomandato da numerosi studi scientifici di alta rilevanza internazionale nel quadro di una dieta equilibrata e gustosa".

Non la pensa così la mamma di San Diego, California, che a inizio 2011 ha cominciato la sua battaglia legale contro la Nutella, sentendosi tradita dalla pubblicità: pensava di dare alla sua bimba di 4 anni un prodotto sano, e invece - si spiega nei ricorsi presentati - ha scoperto che una sola 'spalmata' sul toast contiene ben 200 calorie, con una buona dose di grassi saturi. Per questo ha trascinato con sé altre mamme californiane con cui ha deciso di intentare una class action, alla quale se ne è aggiunta una seconda promossa da un gruppo di genitori e di associazioni nel resto degli Stati Uniti. La Ferrero, comunque, sta già lavorando ad una nuova campagna pubblcitaria negli Stati Uniti, adeguando i suoi spot ai requisiti richiesti dalla legislazione americana. E per quel che riguarda la somma da risarcire, spiega come "la cifra globale della quale si è fatta menzione sui media è ancora aleatoria, visto che il rimborso è di pochi dollari per cosumatore ricorrente e che il totale dei consumatori in questione non è ancora definito".

(di Marcello Campo) (ANSA) - WASHINGTON, 28 SET - Per il New York Times, il filo conduttore è il disprezzo dei giovani per le urne: dagli 'indignados' di Madrid, ai sit in di New York davanti a Wall Street, passando per le proteste di Atene, Londra, e le manifestazioni in India e in Israele. In tanti angoli del pianeta scosso dalla crisi, una nuova generazione è scesa in piazza. E oltre alla rabbia contro la disoccupazione, i tagli alla spesa pubblica e i governi spesso corrotti e incapaci di reagire alle difficoltà economiche, il cemento che lega questo movimento globale è la sfiducia verso la democrazia rappresentativa. Anzi, quasi un vero e proprio rifiuto del voto. Oggi, in tutto il mondo, si organizzano cortei, manifestazioni, non solo per contestare le leadership ma anche il processo democratico grazie al quale sono state selezionate, con la crescente convinzione che le elezioni sono inutili, non sono più un sistema adeguato a risolvere i problemi dei cittadini di fronte alla crisi economica sempre più grave. Spinte dalla mobilitazione attraverso il web, questa ondata di malcontento trascina tutto e tutti, non cerca mediazioni tradizionali con partiti e sindacati, ma punta alla partecipazione diretta, figlia proprio della cultura della rete. E' il concetto centrale dell'articolo che oggi apre a tutta pagina il New York Times, dal titolo "Proteste in tutto il mondo, cresce il disprezzo per il voto". La tesi trae spunto da una frase di Marta Solanas, una giovane spagnola di 27 anni che nei mesi scorsi ha aderito al movimento degli 'Indignados'. "I nostri genitori erano felici perché dopo decenni di dittatura franchista hanno potuto votare. Noi - afferma - siamo la prima generazione a dire che il voto non ha più alcun valore". Secondo Nicholas Kulish, l'autore dell'articolo, ovviamente a provocare questo clima di sfiducia e isolamento politico è stata la drammatica crisi finanziaria che s'é trasformata ovunque in crisi economica, indebolendo i capisaldi di qualsivoglia giustizia sociale. Con la crescita esponenziale delle diseguaglianze di reddito, in presenza di recessione e di alti tassi di disoccupazione soprattutto giovanile, è aumentata l'incertezza per il proprio futuro e la protesta contro i governi. Un sentimento di rabbia e impotenza che ha provocato i primi scioperi e che in alcuni casi, come a Londra e ad Atene, é sfociato in vere rivolte violente. Un fenomeno che non riguarda solo l'occidente. E' interessante notare come a scendere in piazza ci sono anche i giovani indiani e israeliani, in paesi dove c'é crescita e la crisi non ha provocato danni paragonabili all'Europa. Anche qui si sono visti cortei imponenti contro i politici, nessuno escluso, accusati di essere troppo legati a interessi particolari, e di non occuparsi di salvare la classe media. Il Nyt cta anche il caso di Anna Hazare, l'attivista indiano che dopo 12 giorni di sciopero della fame ha ottenuto che il Parlamento approvasse norme anti-corruzione. Ma anche le storiche manifestazioni dei giovani israeliani. Il Nyt cita le parole di Yonatan Levi, un giovane israeliano di 26 anni, secondo cui "il sistema politico ha abbandonato i cittadini". E tanti esperti che, parlando dei rivoltosi di Londra, li descrivono come ragazzi disperati, che non hanno futuro e non rischiano nulla perché non hanno nulla da perdere. "C'é in tutto il mondo un sentimento di crescente delusione - sintetizza amaro l'autore dell'articolo - appena 20 anni dopo che il capitalismo celebrò la vittoria finale della democrazia sul comunismo e le dittature del novecento". (ANSA).

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