SPETTACOLO/ Spiegelworld Empire sbarca a Broadway: circo, cabaret e musica in un mix entusiasmante

empire_6SPETTACOLO/ Spiegelworld Empire sbarca a Broadway: circo, cabaret e musica in un mix entusiasmante

Di Massimo Bongrazio

New York, 1 giugno: Nel bel mezzo dei teatri di Broadway, fra musical e spettacoli teatrali di ogni genere, è arrivata una nuova gemma che sta illuminado l’estate newyorkese. Sulla 45esima strada il tendone circense di Spiegelworld Empire accoglie uno degli spettacoli più belli che nei miei dodici anni a New York abbia avuto la fortuna d’assistere. Una serie di perfomances incredibili, che sfidano diverse leggi della fisica, vi lasceranno letteralmente a bocca aperta, increduli, in un susseguirsi di numeri di una difficoltà mostruosa. Il tutto condito da una comicità e un’ironia degne dell’era d’oro del cabaret. Ho rischiato in diverse occasioni di svenire per le troppe risate.

In poco meno di due ore, all’interno di un tendone intimo e suggestivo, che ricorda un po’ l’atmosfera dei film di Fellini, acrobati, equilibristi e giocolieri si esibiscono a pochi metri dal pubblico, compiendo evoluzioni paragonabili a quelle dei ginnasti olimpici. Col passare dei minuti ti viene da pensare che la performance che seguirà, non potrà mai superare quella appena già vista. Previsione puntualmente smentita dall’acrobata che poi sale sul piccolo palco al centro del tendone. Uno spettacolo totale, accompagnato dalla musica dal vivo e dalla voce stupenda della cantante che interpreta sia canzoni originali, che cover di classici come “Perhaps, Perhaps, Perhaps”. 

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Descritto così farebbe pensare ad uno show sulla falsa riga di quelli messi in scena dal più conosciuto Cirque du Soleil. E in effetti ci sono delle similitudini, ma Spiegelworld Empire è sicuramente di un livello superiore, in quanto riesce a fondere alla perfezione, in un unico show, tutti gli elementi dello spettacolo: dalla musica alla comicità passando per i numeri circensi. I soldi spesi per acquistare il biglietto per andare ad assistere a Spiegelworld Empire saranno fra i migliori che avrete mai sborsato in vita vostra. E, molto probabilmente, ritornerete a vederlo anche una seconda volta.

Spiegelworld Empire

265 W.45th Street, New York

BIGLIETTI: $59 e $89 www.telecharge.com
o 212 239-6200. 
Pacchetto VIP disponibile: $129
Speciale studenti: $29

 


SPETTACOLI
Lunedì         7.30pm
Martedì        NO SHOW
Mercoledì    7.30pm & 9.30pm
Giovedì        7.30pm & 9.30pm
Venerdì        7.30pm & 9.30pm
Sabato         7.30pm & 9.30pm
Domenica   7.30pm

Per maggior informazioni visitate il sito:

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(di Marcello Campo) (ANSA) - WASHINGTON, 28 SET - Per il New York Times, il filo conduttore è il disprezzo dei giovani per le urne: dagli 'indignados' di Madrid, ai sit in di New York davanti a Wall Street, passando per le proteste di Atene, Londra, e le manifestazioni in India e in Israele. In tanti angoli del pianeta scosso dalla crisi, una nuova generazione è scesa in piazza. E oltre alla rabbia contro la disoccupazione, i tagli alla spesa pubblica e i governi spesso corrotti e incapaci di reagire alle difficoltà economiche, il cemento che lega questo movimento globale è la sfiducia verso la democrazia rappresentativa. Anzi, quasi un vero e proprio rifiuto del voto. Oggi, in tutto il mondo, si organizzano cortei, manifestazioni, non solo per contestare le leadership ma anche il processo democratico grazie al quale sono state selezionate, con la crescente convinzione che le elezioni sono inutili, non sono più un sistema adeguato a risolvere i problemi dei cittadini di fronte alla crisi economica sempre più grave. Spinte dalla mobilitazione attraverso il web, questa ondata di malcontento trascina tutto e tutti, non cerca mediazioni tradizionali con partiti e sindacati, ma punta alla partecipazione diretta, figlia proprio della cultura della rete. E' il concetto centrale dell'articolo che oggi apre a tutta pagina il New York Times, dal titolo "Proteste in tutto il mondo, cresce il disprezzo per il voto". La tesi trae spunto da una frase di Marta Solanas, una giovane spagnola di 27 anni che nei mesi scorsi ha aderito al movimento degli 'Indignados'. "I nostri genitori erano felici perché dopo decenni di dittatura franchista hanno potuto votare. Noi - afferma - siamo la prima generazione a dire che il voto non ha più alcun valore". Secondo Nicholas Kulish, l'autore dell'articolo, ovviamente a provocare questo clima di sfiducia e isolamento politico è stata la drammatica crisi finanziaria che s'é trasformata ovunque in crisi economica, indebolendo i capisaldi di qualsivoglia giustizia sociale. Con la crescita esponenziale delle diseguaglianze di reddito, in presenza di recessione e di alti tassi di disoccupazione soprattutto giovanile, è aumentata l'incertezza per il proprio futuro e la protesta contro i governi. Un sentimento di rabbia e impotenza che ha provocato i primi scioperi e che in alcuni casi, come a Londra e ad Atene, é sfociato in vere rivolte violente. Un fenomeno che non riguarda solo l'occidente. E' interessante notare come a scendere in piazza ci sono anche i giovani indiani e israeliani, in paesi dove c'é crescita e la crisi non ha provocato danni paragonabili all'Europa. Anche qui si sono visti cortei imponenti contro i politici, nessuno escluso, accusati di essere troppo legati a interessi particolari, e di non occuparsi di salvare la classe media. Il Nyt cta anche il caso di Anna Hazare, l'attivista indiano che dopo 12 giorni di sciopero della fame ha ottenuto che il Parlamento approvasse norme anti-corruzione. Ma anche le storiche manifestazioni dei giovani israeliani. Il Nyt cita le parole di Yonatan Levi, un giovane israeliano di 26 anni, secondo cui "il sistema politico ha abbandonato i cittadini". E tanti esperti che, parlando dei rivoltosi di Londra, li descrivono come ragazzi disperati, che non hanno futuro e non rischiano nulla perché non hanno nulla da perdere. "C'é in tutto il mondo un sentimento di crescente delusione - sintetizza amaro l'autore dell'articolo - appena 20 anni dopo che il capitalismo celebrò la vittoria finale della democrazia sul comunismo e le dittature del novecento". (ANSA).


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